Buona domenica !

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“Se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme.”  (Proverbio Africano).     Pietro, Giacomo e Giovanni accettano la fatica di salire sul monte con quel Gesù che non riescono a decifrare dopo l’ esperienza di pochi mesi, anche se sentono il loro cuore sintonizzarsi lentamente sulle sorprese dell’infinito. La prima sorpresa è quella di Gesù vestito di luce e di gloria in conversazione con Mosè e Elia. Tutto è lontano dalla notti infruttuose di pescatori, dall’addio sofferto alle proprie famiglie per  giocare la vita col coraggio inquinato dal dubbio e dalla sicurezza dei progetti personali.  Quel volto di luce e quelle vesti di gloria  mettonp ordine nei loro pensieri perché sentono la loro nudità tessuta dal calore della vicinanza di Dio. Sentono una voce dal cielo che chiamando Gesù Figlio prepara  il loro  cuore umano a passare dal freddo dell’orfananza alla novità di figli amati. Scendono dal monte con lo stesso Gesù della faticosa salita con vocaboli nuovi che disturbano non poco quelle speranze che iniziavano a prender corpo: fallimento, rifiuto, passione, morte, croce, risurrezione. Eppure continueranno a camminare con Gesù attingendo sempre a quella luce di gloria sul monte che trasfigurerà le pieghe più segrete e dolorose della vita umana, strappandole all’assurdità del non senso.  Camminando insieme a Gesù e ai fratelli la Quaresima ci porterà verso orizzonti di speranza, di vita, di amore e di eternità. Buona domenica !

Buona domenica !

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Sono giovani le 10 vergini della parabola, bruciano dalla tensione di accogliere lo sposo che arriva, ma non resistono al sonno. Tutto viene ingoiato dal buio della notte. Per tutte c’è un grido di gioia: “Ecco viene lo sposo!”. Viene per tutte e dieci il dono dell’amore e della luce, della gioia e dello stupore. Cinque però rimangono dentro la notte e la solitudine: hanno le lampade ma non  l’olio, il cuore chiuso alla fatica dell’attesa; sono in ritardo incolmabile all’appuntamento con lo sposo, si chiudono alla fecondità della vita… e rimangono fuori della casa della festa. Bussano invano, perché bussano da estranei e sconosciuti. Il fascino della notte è più forte di quello della luce: a loro resta una lampada senza olio, una vita che racchiude il nulla. Diventano capofila di una umanità che  ingrossa a causa di  un fascino sinistro di cui anche noi forse portiamo nella carne terribili graffi e deboli nostalgie.

Apriamoci come le altre cinque al grido della Sposo-Gesù che viene a strapparci dalla notte delle nostre capanne e dal vuoto del nostro cuore,  per renderci lampade di luce che raccontano ogni mattina il giorno nuovo della salvezza e della speranza.

La follia della violenza

L’uomo d’oggi ha uno stomaco di ferro per digerire  tutto e in fretta: i morti di Las Vegas, le due ragazze sgozzate a Marsiglia, la serie quotidiana di donne stuprate, di coppie separate col sigillo del sangue. Si pensa alle nuove di domani archiviando in fretta quelle di ieri, senza aver tempo per pensare ed ascoltare il Vangelo di domenica: “E voi che ne pensate?”.

Terribilmente lucida la profezia del Cardinal Siri: “Il problema del secolo XXI sarà la salute mentale”.  I ragazzi di oggi vanno incontro al tragico domani  armati solo di tecnologia, orfani di padre e madre evaporati, privi della candela per cercare il senso della vita. Emuli spesso dell’eroe dei cartoni: “Chiedimi di far qualcosa, ma non chiedermi di pensare”.

“Dio è morto” si è cantato a lungo e oggi si aggiunge la seconda battuta: “L’uomo è morto”.  Anche da noi i ragazzi e i giovani non incontrano Dio perché gli adulti sfogliano un altro vocabolario della vita. Dio appare  come un venditore invernale  di ombrelli che compare nelle  strade bruciate dal solleone estivo  e quindi destinato a perdere la scommessa: “No, grazie!”.  Ma  l’uomo è sicuro di vincere  la scommessa  della speranza e della vita?

Buona domenica !

Unknown

 

La donna che incontriamo nel Vangelo di questa domenica è mamma di una figlia posseduta dalle forze del male. Le sue armi sono l’amore e la disperazione. perciò grida sfidando il disprezzo della folla perché è pagana e dannata, sfida anche l’antipatia dei discepoli che suggeriscono a Gesù di cacciarla via.
Gesù, cosa disdicevole ai saggi e ai maestri religiosi, si ferma a dialogare con la donna, e accetta la sfida del suo coraggio con tre battute: il silenzio indifferente, la chiusura della sua potenza al solo popolo eletto, l’esclusione dal pane della mensa del Dio d’Israele. La donna grida il diritto alle briciole che cadono da quella tavola e strappa a Gesù l’elogio più bello: “Donna, grande è la tua fede”, “…e sua figlia fu guarita”.
Auguriamoci il coraggio e la gioia di mangiare le briciole della pane di Dio.

Buona domenica

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Perché nel campo del nostro cuore e della storia insieme al grano (il bene) crescono le erbacce (il male) ?  Perché nella coppia insieme all’amore matura la divisione e nel calore della famiglia cresce l’indifferenza tra fratelli? Perché dentro la forza del dialogo si preferisce la rigidità della contrapposizione per risolvere le questioni? Perché di fronte alla gioia e alle conquiste di un amico si scatena l’amarezza della invidia? Perché la politica che dovrebbe eliminare la povertà registra erbacce di egoismo e di corruzione? Infiniti perché dentro il mistero dell’affermazione del poeta latino:”Vedo il bene, lo approvo, ma seguo il male”.  Gesù ci assicura che il male non viene da Dio ma dal “nemico” che semina nella notte. Ci invita però ad avere il suo sguardo che guarda le spighe del bene in noi e negli altri anziché il noioso pessimismo di che non sa vedere altro che il male. Dio ci ama anche prima della nostra conversione; il marito deve amare la moglie anche prima che cambi; la moglie il marito prima che cambi…Una parabola che può cambiare la storia.

La bambola di sale

Buona Domenica! Un bambola  aveva sempre sentito parlare del mare, ma non l’aveva mai visto.Manifestava spesso agli amici il suo desiderio di conoscere il mare, finché questi, per accontentarla, la portarono sulla cima della duna più alta, da cui si poteva vedere il mare.

La bambola di sale rimase affascinata dal mare, dai suoi colori, dal suo profumo, dalle onde che si infrangevano sulla spiaggia e spumeggiavano sugli scogli. Da principio si accontentò di vederlo da lontano, di contemplarlo dall’alto e serbarlo nell’immaginazione ogni volta che se ne distaccava. Ma presto fu presa dalla brama di vederlo più da vicino. Gli amici la portarono sulla riva dove già le onde cominciavano a lambirle i piedi. Ella si accorse che i piedi le sparivano.  Allora disse, rivolgendosi al mare: “sei bello, ma sei cattivo!” “Perché dici così?”  rispose il mare  “non sai che in un rapporto d’amore si deve esser sempre disposti a perdere qualcosa di sé?” Convinta dalla risposta, la bambola di sale cominciò ad avanzare sempre più nel mare e, man mano che avanzava, il suo corpo scompariva. Quando già l’onda le lambiva il viso, prima che anche la bocca svanisse, rispose: “Ah! adesso ho capito: io sono il mare!”

Conoscenza piena del mare e piena trasformazione in lui sono contemporanee per la bambola di sale; essa possiede il mare nel momento in cui avverte di esserne posseduta. Conoscere il mare era il sogno della bambola di sale, ma non meno ardente il sogno del mare di trasformare la bambola in sé. Dio si è fatto uomo per trasformare l’uomo in Dio. L’Eucarestia è il grado più alto di questa trasformazione. “Mangiami – dice Gesù a S. Agostino  e ti trasformerò in me”.  (d. A.)

Sindacato bella parola

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 “E’ una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti”. Questa la forte denuncia di Papa Francesco nel discorso ai delegati al Congresso nazionale della Cisl.
Il monito di Bergoglio è per “un nuovo patto sociale per il lavoro, che riduca le ore di lavoro di chi è nell’ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare” ricordando che “le pensioni d`oro sono un`offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni”.
“Sindacato è una bella parola che proviene dal greco syn-dike, cioè ‘giustizia insieme’. Non c’è giustizia insieme – ha scandito – se non è insieme agli esclusi. Non c’è una buona società senza un buon sindacato, e non c’è un sindacato buono che non rinasca ogni giorno nelle periferie, che non trasformi le pietre scartate dell’economia in pietre angolari”.    “Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perché ha dimenticato la natura sociale dell’economia, dell’impresa. Ma forse la nostra società non capisce il sindacato – ha continuato il Papa – perché non lo vede abbastanza lottare nelle periferie esistenziali. Non lo vede lottare tra gli immigrati, i poveri, oppure perchè la corruzione è entrata nel cuore di alcuni sindacalisti”.”   “Pensiamo al 40% dei giovani da 25 anni in giù, che non hanno lavoro. Qui. In italia. E voi dovete lottare lì.”

La forza dell’esempio

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Stefano aveva un asino che non beveva e stava morendo disidratato. “Portamelo – gli intimò l’amico Romeo – e vedrai che risolveremo il problema appena il tuo asino vedrà come beve il mio.”

Per far bere un asino che non vuol bere, basta fargli vedere un altro asino che beve avidamente e con voluttà.

È proprio vero che se “le parole volano, gli esempi trascinano”. (p. Andrea)

QUEL CHIODO SOLO

Sono in un ospedale di fianco alla mia piccola figlia ricoverata.Al momento non c’é nessuno con noi ed ho notato sul muro della stanza la presenza di un chiodo solo. Immagino che un tempo sostenesse una croce, e mi sono venute in mente queste parole:

Un chiodo solo,
Testimone silenzioso di una antica presenza
che reggeva instancabile il Crocifisso sul muro.
Imperturbabile, umile, tenace,
ha perso la sua ragione di esistere.
Un chiodo solo
Sentinella immobile che ci domanda una ragione
Certe volte tutto quello che resta dell’identità perduta.
Un chiodo solo,
Cugino lontano di quei santi chiodi,
Testimone di una Assenza,
Speranza di ritrovo…(Pablo Pellizzoni)